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Breve carrellata storica ...

Sinalunga affonda le sue origini nella notte dei tempi: i primi insediamenti etruschi (localizzabili nelle località Carceri, Palazzetta e Aducello) risalgono probabilmente al VII-VI secolo a.C. In epoca romana (II secolo a.C.) erano presenti insediamenti di notevole importanza nella zona in cui oggi si trova Pieve di Sinalunga.

Intorno al secolo XI iniziò ad assumere la sua caratterizzazione attuale; in questo periodo il paese apparteneva ai Cacciaconti, ramo dei conti della Scialenga e Berardenga. Ai primi del '300 entrò a far parte delo Stato Senese e fu sede di Vicariato e, quindi, di Capitanato di Giustizia.

Nel 1303, nel sedare una rissa, viene ucciso nella piazza del paese Ghino di Tacco, il celebre "masnadiero" nato in questo territorio (la Fratta) e signore della Rocca di Radicofani, le cui gesta sono state narrate sia da Dante che da Boccaccio.

Per la sua posizione di confine Sinalunga subì assedi e devastazioni che culminarono con la demolizione della Rocca (fatta erigere da Gian Galeazzo Visconti nel XIV secolo) ad opera di Ferdinando I dei Medici, che ne ridusse prudenzialmente l'area a "pubblico passeggio" ancor oggi chiamato " Cassero" e ne destinò i materiali all'edificazione della Collegiata di San Martino (1588-1595).

Dalla seconda metà del secolo XVI Sinalunga, ormai stabilmente inglobata nel Granducato di Toscana, è fatta sede di un Capitanato di Giustizia che estendeva i suoi poteri su Bettolle, Scrofiano, Farnetella, Rigomagno, Poggio Santa Cecilia, Serre di Rapolano e Armaiolo.

Agi inizi del XVIII secolo Gian Gastone dei Medici affronta ancora una volta il secolare problema dell'impaludamento della Val di Chiana e fa intraprendere dei lavori di bonifica, proseguiti in seguito con maggiore impulso sotto i Lorena (succeduti ai Medici) e completati nella seconda metà del XVIII secolo grazie all'intervento del Fossombroni, mediante lo scavo del canale maestro della Chiana, su commissione del Granduca Pietro Leopoldo.

Il 24 settembre 1867 Garibaldi, ancora una volta teso alla liberazione di Roma, venne arrestato dai regi carabinieri nella piazza oggi a Lui dedicata.

Con l'unificazione dei vari staterelli italiani viene meno la possibilità di diversificazione nella storia delle varie contrade d'Italia, infatti le genti ed i paesi vivono e subiscono un unico corso di eventi.

 

 

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